martedì 29 maggio 2012

terremoto 2.0

Sembra che tutti facciano a gara per chi ha sentito per primo e più chiaramente il terremoto. I social network sono pieni di post e commenti, anche miei; però credo che una cosa sia l'informazione rispetto ad un evento importante e un'altra sia il presenzialismo. Vero che tra avvertire il terremoto e non avvertirlo può passare il sopravviverci però il terremoto è una disgrazia, poi tutto è distrutto, dormi in macchina, perdi persone care, devi ricostruire. Non capisco questa voglia di essere nella notizia, sembra un po' la foto ricordo dell'isola del Giglio, con la nave mezza inabissata sullo sfondo. Ma sappiamo, sì, che la volta che tutti lo sentiremo chiaramente è perchè ci troveremo in piazza a schivare i calcinacci?

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martedì 14 febbraio 2012

Contenuto/contenitore

Oggi ho capito. Ho capito che ieri nel portare S al ricovero ero tranquillo non perchè lo sentissi triste e non in preda alla rabbia e quindi non aggressivo. Che ero tranquillo da non voler nessuno con me per tutti quei chilometri non perchè ero sereno sapendo che non avrebbe avuto crisi. Ho capito che ieri mentre accompagnavo S al ricovero ero tranquillo e che la tristezza che sentivo era quasi solo mia, non sua. Che non ho chiesto di essere accompagnato non perchè sapevo che avrei gestito la crisi eventuale ma perchè volevo essere egoisticamente solo in quel momento. Senza un terzo. Faccenda di due. Ho sentito, dopo averlo studiato, letto e ascoltato, ho proprio sentito sulla pelle e nel corpo che tutto quello che dovevo e potevo fare era tollerare e sopportare tutto quello che S non poteva tollerare e sopportare. Per quello ero lì. Per contenere quello che per S era incontenibile. Questo ho vissuto. A proposito di contenuto e contenitore.

venerdì 20 gennaio 2012

Tosse off

e poi di colpo, come una magia, la tosse scompare.
Per giorni prendi sciroppi, pastiglie effervescenti, gocce, compresse.
Per giorni bevi tisane ed infusi, mangi miele, dolcifichi col miele
e lei niente, sempre uguale. Non smette, non diminuisce neanche.
Poi un giorno non c'è più. Non è, semplicemente.

domenica 15 gennaio 2012

Come va?

Non posso fumare la pipa e non posso correre.
Il mio gatto dà problemi al vicino, il vicino mi dà problemi perchè il mio gatto gli caga nei vasi del terrazzo ed entra in casa sua. Lui mi chiama al telefono e si lamenta. Dovete trovare una soluzione dice.
Tra un giorno e mezzo avrò un esame per il quale non sono preparato.
Il lavoro è quello che è.
E' da un po' che non leggo più volentieri libri.
Non c'è neve.

allora scrivo qui, tutte queste cose.
E a te come va?

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venerdì 30 dicembre 2011

Domani

Vado in un posto dove non prende il cellulare.

mercoledì 19 ottobre 2011

Sensazioni, dice.


Quando la bocca comincia ad essere cotta allora cerco un sapore meno definito, con meno profumo e che si possa tenere dentro per un po'. Spesso mi è capitato di faticare a mangiare la crosta del pane o le fette biscottate al mattino perchè l'angolo duro mi torturava il palato scorticato.
Il fascino per il lavoro manuale non mi ha mai lasciato, anche davanti agli innumerevoli insuccessi o al lento ritornello dei famigliari che ripeteva costantemente la mia imbranataggine. Il legno in particolare, forse per quel richiamo alla natura, ai boschi, alla saggezza dei vecchi, al Paese, a Rigoni e a tutto quel sapere concreto così lontano dalla filosofia dei libri. Filosofia della vita.
Arriviamo davanti alla bottega con il naso contro la vetrina, come il primo giorno di scuola davanti alla porta della classe, però sta volta la percezione della nostra incapacità era consapevolezza. Dentro un profumo di tabacco avvolge l'unico locale con la sua nebbiolina, quasi a nascondere Bertram che ci accoglie come due dei tanti che ciclicamente chiedono a lui un pizzico di tempo e di mestiere. Questa storia finisce con la netta convinzione che invece, con noi, la relazione sia stata unica ed irripetibile, come una storia d'amore uguale a tutte e per questo unica. “Adesso giochiamo con la fantasia” dice un uomo di 60 anni con i vestiti da falegname e lo sguardo da artista. Così cominciamo a scegliere il ciocco, frugando tra ventagli di radice che sembrano tutti uguali tra loro, simulando sicurezza e chiarezza di idee, per nascondere l'impreparazione più profonda. Così tutto va bene, qualsiasi pezzo è adatto se lo scegli tu, così cominciamo con un foglio di lucido a disegnare bozzetti, forme che richiamano quella delle centinaia di pipe viste in giro per negozi troppo cari o per la rete troppo larga. Maneggiando il legno, un pezzo di legno, comincia un viaggio di sensazioni.

venerdì 15 aprile 2011

A occhi chiusi

Partiamo come altre sere avevo fatto, lasciando la pianura nell'ora di punta, quando la gente è in macchina per tornare a casa dopo il lavoro; noi con sci e pelli siamo diretti a sud, oltrepò, dove il piatto dell'orizzonte cerca di impennarsi un poco, a simulare montagne.
Andiamo verso una cima che quando è sereno ti affaccia sul golfo del tigullio, andiamo a cercare neve vicina, vicino a casa. Lungo la strada il buio aumenta con il passare del tempo e il diminuire dei lampioni, siamo in zone poco abitate dove le luci più frequenti sono quelle delle cucine di case isolate che proiettano rettangoli di giallo sull'asfalto. Arriviamo alla neve, improvvisa, dietro ad una curva, polverosa e leggera, mossa dal vento e distribuita attorno. Parcheggiato, ci prepariamo in fretta e affondiamo nei mucchi di farina riportata dal vento cominciando a godere per quello che ci aspetta. La pista è immacolata, risparmiata dalle orde di sciatori domenicali ormai da qualche fine settimana, allora ci immergiamo nel buio, bucato solo dalle nostre frontali il cui cono giallo si perde nel nero indefinito, a metà tra suolo e cielo. Sfumatura di una luminosità pastosa che unisce il bianco al nero. La salita mette distanza tra di noi, ognuno concentrato a vivere ogni nero istante come personale viaggio tra il soffice affondare dei piedi e il vago girare attorno della testa. Ubriachi, ci si sente come ubriachi e non si sa se per la gioia o la mancanza di punti di riferimento. Saliamo lasciando un binario, in fila indiana, rotaie senza inizio né fine, fino a quando il pendio spiana e neanche la salita aiuta più ad orientarsi, poi l'occhio che ha fatto abitudine al buio riconosce segno e si orienta. Riprendiamo la salita accompagnata da urla che il vento porta in giro e sparge, quasi a seminare felicità, raccontare storie, urla per ritrovarsi, per non perdersi. La salita aumenta così come il freddo e dopo poco ci ricompattiamo, quasi a scaldarci; poi, quasi d'improvviso, si cambia versante, svalicando al di là di un dosso e il vento mi investe e sbatte a terra, forte che sembra voglia strapparmi di dosso vestiti e zaino, a ricoprirmi di neve leggera e farinosa, appena appoggiata; mi fermo e aspetto raso terra i due che non arrivano. Chiudo gli occhi perchè la neve adesso è come spilli e non vedo più niente, quando li riapro continua il buio, solo una lampadina di tanto in tanto compare tra le raffiche di neve, non esistono suoni che arrivano alle orecchie, solo il rumore del vento. Mi avvicino a loro, a terra, urliamo di scendere ma non sappiamo tornare indietro, non vediamo, non possiamo tenere occhi aperti; solo a tentoni riusciamo a indietreggiare, toccando neve che adesso è solo fredda e pungente, torniamo sull'altro versante, più protetto, a occhi chiusi, scivolando col sedere. Di là ci vediamo l'un l'altro, lo spavento mai visto sulla faccia dell'amico ci è da specchio per il nostro e capiamo. Ancora al buio scendiamo su quella stessa neve di nuovo immacolata, capace di raccontare un'altra storia.